Moreno Pesce alla sua prima Transcivetta e quel … “Bravo bravo, alè alè”

Rieccola l’apparenza che inganna. Quella gamba “in meno” tende a etichettare “persona con disabilità” chi l’ha persa. Poi, però, quell’apparenza si scioglie come neve al sole quando alla voce “in più” campeggiano – ben saldi – l’ottimismo, la positività, la voglia di privarci, di esserci, di andare oltre, di vivere ogni istante, di cogliere l’attimo. Il resto, come mostrare che “se si vuole si può”, è una magnifica conseguenza.

Alla 38ª Transcivetta, marcia di alta montagna a coppie, su un percorso tanto bello quanto tosto lungo 23,5 km con circa 1800m di dislivello, se ne sono accorti i partecipanti quando hanno superato un concorrente che procedeva con le stampelle. “Bravo bravo, alè alè”. E’ prevedibile, quasi scontato: tutti con i riflessi pronti per incitarlo. Alt, eccolo il pensiero che inganna. Positivo dentro, era Moreno Pesce a far partire per primo il “tamburo battente” e spingere verso a vetta chi gli transitava a fianco.

Potremo chiamarla “La favola di Moreno”, capace di rovesciare come un calzino le avversità e trasformarle in opportunità. Invece è tutto vero. Com’è vero che quell’apparenza è meglio lasciarla da parte e andare a fondo, conoscere chi si ha di fronte. Com’è vero che tutto si può fare, diversamente – nella fattispecie della Transcivetta con le stampelle, dopo dieci ore – ma si può.

Disabile? Normodotato? Siamo tutti persone con pregi e difetti com’è normale (a proposito di normalità) che sia.

Alberto Francescut